Storie di migranti, soccorsi e accoglienza: la nave di Emergency che salva vite in mare. Alla conferenza del 7 marzo 2024 presenti Alessandro Bertani, Vicepresidente dell’associazione, la Responsabile Medico della Life Support Paola Tagliabue e la Dott.sa Barbara Bertoglio del Laboratorio di Genetica Forense.

La Life Support

“I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi”: questa le parole di Gino Strada, fondatore di Emergency, scomparso nell’agosto 2021. La frase è dipinta sul fianco della Life Support, la nave di Emergency, l’Organizzazione Non Governativa (ONG) da lui fondata, che da dicembre 2022 ha iniziato ad occuparsi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.

Il 26 febbraio del 2023 al largo di Cutro, paese di novemila abitanti in provincia di Crotone, naufraga un’imbarcazione di migranti provenienti dalla Turchia. È passato poco più di un anno da quei fatti, nei quali, delle 180 persone a bordo, 94 perdono la vita, e di questi 34 sono bambini.
Un episodio certo evitabile, ma non inaspettato, se consideriamo i dati forniti dall’OIM (l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni): dal 2013 ad oggi oltre 28.000 migranti e rifugiati avrebbero perso la vita nel Mediterraneo, di cui 22.300 lungo la rotta del Mediterraneo centrale, rendendola di fatto una delle rotte migratorie più pericolose al mondo.

Grazie ad una collaborazione tra le Botteghe del Mondo Ad Gentes di Pavia e Binasco e Cafe (Costruire Adesso un Futuro Equo) di Pavia, Refugees Welcome Italia ed Emergency con l’Università di Pavia e il Collegio Santa Caterina è stata organizzata la serie di incontri dal titolo “Da Cutro a Pavia e ritorno: storie di migranti, soccorso e accoglienza”. Interventi di esperti, testimonianze ed, al cuore di tutto, l’esposizione di un frammento dell’imbarcazione naufragata il 26 febbraio rinvenuto sulla riva.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della “Trama dei Diritti”, uno spazio culturale permanente promosso da CSV Lombardia Sud, che mette al centro gli Obiettivi dell’Agenda 2030, la promozione dei diritti e la giustizia sociale e ambientale.

La locandina dell’evento

7 marzo 2024

Non con poca difficoltà, a causa del mio pessimo rapporto con le strade pavesi, riesco a raggiungere il collegio Santa Caterina. All’ingresso ci accolgono i volontari di Emergency. Al tavolo dei relatori Barbara Bertoglio del Laboratorio di Genetica Forense dell’Università di Pavia, la Dottoressa Paola Tagliabue, Responsabile Medico sulla Life Support e il Vicepresidente di Emergency Alessandro Bertani.

L’incontro titola “Restiamo umani: coltiviamo la memoria”. La prima ad intervenire è proprio la Dott.ssa Bertoglio, che spiega l’importanza di accertare l’identità di un corpo senza vita in mare: ridargli un nome è innanzitutto una questione di rispetto verso la persona, un tentativo di “restare umani”, appunto, anche in situazioni che non lo permettono. Il riconoscimento di un decesso dal punto di vista legale offre inoltre agevolazioni ai famigliari, come il riconoscimento dello status di vedova o orfano, e può mettere fine all’incertezza dovuta alla scomparsa di un proprio caro di cui non si hanno più notizie. Attivo da oltre trent’anni, il Laboratorio delinea l’identità di una persona grazie a tratti primari quali DNA, impronte digitali e denti ed altri secondari come documenti ed effetti personali.
Viene citato il naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, data simbolo in cui gli Stati europei hanno iniziato a rendersi conto della problematica e della necessità di azioni congiunte, evento in cui il lavoro del Laboratorio è stato determinante per le identificazioni e la ricostruzione dei fatti.

Prende la parola la Dottoressa Paola Tagliabue: la sua è esperienza sul campo, da medico rianimatore sulla Life Support e su altre navi di ricerca e soccorso. Ci espone l’organizzazione della nave, la quale può ospitare fino a 175 naufraghi, oltre al personale di bordo. La struttura dell’imbarcazione scelta, che in precedenza serviva come nave d’appoggio alle piattaforme petrolifere nel Mare del Nord, permette di avere ampi spazi coperti per un alloggio riparato, un ambulatorio medico e servizi igienici.

Le operazioni SAR (Search and Rescue) per cui è predisposta la Life Support partono con l’avvistamento del natante in difficoltà o l’arrivo di una richiesta di soccorso, a cui segue l’approccio con i gommoni e la distribuzione di salvagenti ed il trasferimento sulla nave delle persone soccorse. Oltre a disidratazione ed insolazione, e frequenti donne in gravidanza, uno dei problemi più comuni è l’ustione causata dal contatto con la miscela di acqua salata e carburante che si crea nell’imbarcazione.

Si prosegue poi verso il “porto sicuro” assegnato dalle autorità italiane, che spesso non è quello più vicino, ma deve assicurare l’assenza di rischi per i migranti soccorsi e la presenza di beni e servizi fondamentali (acqua, cibo, riparo e cure mediche). Ragione per cui la Libia non è considerabile “porto sicuro”.

La Dott.sa Tagliabue prosegue poi spiegando che dei soccorsi avvenuti nei primi sette mesi del 2023 nel Mediterraneo, Emergency ne è responsabile per l’1%, si arriva al 4% se si considerano anche le altre ONG: il restante 96% è affidato alla Guardia Costiera (nel 2022 la percentuale era comunque intorno al 15%, ndr.). Che cosa significa questo?

A tal proposito interviene Alessandro Bertani: il Vicepresidente di Emergency sottolinea come nell’ultimo periodo venga spesso imputato alle ONG il ruolo di pull factor (“fattore di attrazione”), sostenendo l’esistenza di un accordo silenzioso tra i cosiddetti “scafisti” e le navi di organizzazioni private per il recupero dei migranti una volta giunti in acque internazionali e che incentiverebbe quindi il traffico di esseri umani.

Siamo passati da essere «eroi» ad essere «criminali», considerati il fattore che attira lo spostamento dei migranti e la tratta degli esseri umani”, spiega Bertani.

Forse, continua, considerarli “eroi” è fuori luogo – del resto il salvataggio in mare è una regola universalmente accettata ormai da secoli – ma certo è che in più casi l’opinione pubblica abbia ignorato, sbadatamente o volontariamente, l’evidenza dei dati. Troppo poco si parla invece dei push factors, ossia le motivazioni che spingono un essere umano ad abbandonare la terra in cui è cresciuto ed intraprendere il “viaggio della speranza”. Guerre, situazioni economiche e politiche disastrate (spesso causate proprio dalla nostro, vecchio ma non troppo, vizio di colonizzare!), tensioni sociali, a cui si aggiungono i nuovi e sempre più numerosi migranti climatici, che fuggono da carestie e territori ormai invivibili.

Molti migranti, spiega la Tagliabue, arrivati sulla nave confessano di essersi già “pentiti” del viaggio intrapreso, e di come avrebbero voluto rimanere nel luogo da cui sono partiti, ma non hanno potuto; da quel momento non possono che guardare in avanti. La maggior parte spera di andare all’estero, in Francia o in Germania, prendere il treno la sera dell’attracco ed iniziare una nuova vita. Forse la difficoltà più grande per i soccorritori sta proprio nella consapevolezza che molti di questi progetti non avranno facile realizzazione, e ciò dipende anche da noi, da come l’Italia decida di (non) accogliere, integrare ed aiutare. Anche chi arriva lo sa, ma la speranza è più forte.
Del resto, fa comodo pensare che i problemi del nostro Paese possano essere risolti eliminando con un colpo di spugna gli arrivi irregolari dal Mediterraneo, ma la propaganda politica, che strumentalizza a suo piacere la questione, ci fa dimenticare che, a partire, sono persone e non semplicemente “migranti irregolari” o numeri.

Le informazioni sono molte, la conferenza esaustiva. Alla fine dell’incontro parlo con Bertani e con Sara Di Pietro, referente territoriale di Emergency a Pavia. La volontà di organizzare una puntata dedicata in radio c’è.

Parlo a te ora, lettore di domani. Quando leggerai questo articolo, tra un mese o tra qualche anno, cosa sarà cambiato? Dalla strage di Lampedusa del 2013 di anni ne sono trascorsi dieci, dagli avvenimenti di Cutro uno, ma ancora adesso non c’è giorno che passa senza che qualcuno parta e si lasci tutto indietro, guidato dalla speranza, perché non può fare altrimenti. Rifletti, lettore di domani.

Giovanni Tessera
In collaborazione con: Andrea Bonacossa
A cura della redazione di Radio Hinterland

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